Una nube lenticolare, indicatore inequivocabile della presenza di un flusso ad "onda" generato dal rimbalzo del vento forte sulle montagne. Un Aliante può sfruttare la parte ascendente del flusso rimanendo davanti all'onda e salendo di quota fin sopra alla nube.
Domenica 18 Dicembre 2005
Le premesse non sono delle migliori; il cielo terso ed azzurro, ma spazzato da freddi venti polari che oltre ad aver abbassato la temperatura ben sotto lo zero, hanno provocato anche una breve nevicata notturna imbiancando le cime appenniniche fin quasi in pianura.
il campo gelato del mattino, inizia ad ammorbidirsi trasformandosi in più punti in ampie chiazze fangose. Il trainatore, Diego Regali, fin dal suo arrivo è oltremodo scettico sulla tenuta della pista, che il calore del sole del mezzogiorno sta allentando sempre più. Il vento da Nord è sempre sui 10-15 nodi, decisamente poco adatto sia per decollare dalla pista 22 che per trovare condizioni favorevoli in volo.
Il freddo ed il vento hanno tenuto a casa i più, e solo uno sparuto gruppetto di piloti si è raggruppato al campo e cerca di decidere il da farsi.
Finalmente, dopo non poche insistenze, Diego si convince a fare un decollo di prova, prima da solo sul Morane, poi con un aliante leggero al traino, dopodichè sancisce che si può fare.
Approfittando di un visitatore interessato a conoscere il volo a vela, il Presidente decolla sull’ASK-13, e poco dopo comunica che, a parte la turbolenza in decollo, in quota le condizioni sono buone, addirittura con valori positivi di salita.
Stefano Nannetti e Luca De Marchi partono in quarta con l’ASK-21, ed io rimango molto indeciso sul da farsi, pensando al mio Libelle semisepolto in hangar dietro ad un groviglio di altri alianti e carrelli. Inoltre ho solo 10 decolli all’attivo sul Libelle, e con un vento così forte non mi sono mai confrontato senza la sicurezza di un pilota più esperto sul sedile posteriore. Ma la voglia di volare vince ogni paura, e grazie all’aiuto di Marco Fantoni e non senza difficoltà, riesco a districare il “francesino” QT e metterlo in linea di volo.
Alle 14:40 decollo in preda alla solita tachicardia, che per fortuna svanisce non appena superata la testata pista e gli insidiosi rotori che stazionano in quel punto quando il vento soffia da nord. Sgancio sopra l’abitato di Borgo, dove prima il Presidente aveva trovato da salire, e subito il variometro si anima con un mezzo metro costante. Rimango a girare un pò sull’abitato guadagnando duecento metri, dopodichè decido di avventurarmi controvento verso la pedemontana, per tentare di intercettare qualche onda che a volte staziona sulla valle con questo tipo di condizioni, ma che prima d’ora non ho mai avuto il piacere di incontrare.
Grandissima è la sorpresa di scoprire che il variometro anche al centro della valle continua il suo trillo felice e non accenna a diminuire nonostante stia avanzando a 100 Kmh verso le montagne; nessuna turbolenza, l’aliante è come inchiodato al cielo blu, sono sopra i 1000 metri ground ed inizio a vedere la pianura padana in tutta la sua vastità oltre l’appennino, distinguendo bene anche le sagome imbiancate delle Alpi. La giornata è stupenda, centinaia di chilometri di orizzonte visibile con una limpidezza mai vista, almeno da questa prospettiva!
Continuo a salire, sembra proprio un flusso laminare costante che sale dai monti e sovrasta tutta la valle, sento Stefano e Luca alla radio, anche loro salgono e sono poco lontano, ma non riesco a vederli. Fa un freddo glaciale, per fortuna ho in tasca i guanti e li indosso, ma i piedi sono di ghiaccio e cerco di muoverli un pò per attivare la circolazione.
All’improvviso, sono a 1200 metri, sento per radio: “QT non virare, continua così”. Non faccio in tempo a realizzare che stavano chiamando me, e la stranezza del messaggio mi ha lasciato un pò interdetto: d’un tratto vengo superato dall’ASK-21 che mi passa a pochi metri dall’ala sinistra per poi tuffarsi di nuovo e sparire verso il basso in una virata strettissima. Quel buontempone di Luca non perde l’occasione per sfoggiare le sue abilità acrobatiche, ma questa volta ha un pò azzardato non accertandosi che io avessi ben recepito il messaggio. In un attimo mi affianca di nuovo, questa volta con calma, e ci salutiamo festosamente prima che risparisca in picchiata richiamato dal buon Marco alla radio: l’ora di volo è scaduta e ci sono altri clienti per l’ASK-21.
Ringrazio di aver preso il mio Libelle che nessuno può “abbattere”, e continuo la salita nella tranquillità assoluta, alternando la contemplazione del panorama ad esclamazioni di gioia incontrollata per l’eccitazione.
Con grande sorpresa si sale anche con il vento in coda mentre ripercorro la valle verso sud, la forza di questo flusso laminare è spettacolare ed in qualunque direzione trovo sempre valori positivi. Solo avvicinandomi alle montagne inizia la turbolenza ed il variometro scende, prova evidente che si tratta proprio di un onda di rimbalzo, ma è la sua vastità e costanza che stupisce. Arrivo a 1700 ground (2000 metri slm) ma il freddo si è fatto insopportabile, se al suolo c’erano un paio di gradi quassù saremo parecchio sotto zero, e nonostante il piumino ed i guanti inizio a ad avere un tremito incontrollato; è ora di scendere. Facile a dirsi, ma con questa forza della natura che ti spinge in alto non è facile perdere quota velocemente, così inizio a sperimentare qualche scivolata, qualche affondata fino a 160-170 Kmh, qualche virata molto accentuata ad alta velocità, tutte cose che ancora mi mancavano da provare nei pochi voli fatti finora con il Libelle. Mi tocca fare giri belli ampi prima di scendere di nuovo a 900 metri, cercando anche di spingermi sulle creste per vedere come è la situazione, ma appena sento la turbolenza non mi fido e giro i tacchi. Ormai è un ora e mezza che sono in volo, non sento più piedi e gambe dal freddo ed il sole sta quasi per tramontare, è proprio ora di darsi da fare per scendere, ma è più dura del previsto perchè nonostante tenga almeno i 120 Kmh non c’è verso di perdere quota, l’altimetro resta inchiodato a 900 metri, troppa grazia!. Stai a vedere che mi tocca aprire i diruttori per tornare a terra, punto allora di nuovo verso le montagne fino a quando non trovo discendenza anche se turbolenta, così in qualche minuto sono a 400 mt e posso tornare verso il campo. Quando entro in sottovento ricomincio a salire, sono ancora stratosferico, non c’è verso scendere, e mi trovo a virare in base che non ho mai visto la pista così angolata sotto di me. Un attimo di indecisione, fare un 360 o proseguire? Seguendo l’insegamento del buon Aldini tiro fuori tutti i diruttori e punto il muso in basso vedendo la soglia pista avvicinarsi sempre più, è un metodo infallibile e con il vento contrario è sicuramente il più sicuro. Quando riprendo un assetto da finale più “decente” comincio a combattere con la turbolenza, che vicino al terreno è terribile e mi constringe a continue correzioni. Toccata insolitamente leggera, e ancora una volta corsa brevissima con stop neanche a mezza pista. Beh, c’è ancora qualcosa da perfezionare in atterraggio!
L’unico rimpianto è quello di non aver scattato neanche una foto. Avevo la macchina nella tasca interna della giacca a vento, praticamente irraggiungibile senza slacciare le cinture e frugare un bel pò. Sono rischi che non mi va di correre, la prossima volta la metterò in un posto più accessibile, e per questa volta mi affiderò solo al ricordo per rivivere questa magnifica quanto inaspettata giornata di volo pre-natalizia.
(Ogni riferimento a persone e cose è reale e voluto.)