Il mitico Aliante Scuola - ASK-13
Il mitico Aliante Scuola - ASK-13
Un racconto semiserio scritto solo per poterlo rileggere di tanto in tanto e poter rivivere le stesse emozioni, ridendoci sopra
Finalmente è arrivato, dopo quasi due mesi di attesa rincorrendo una spietata burocrazia ieri ho ritirato il tanto sospirato brevetto, o “licenza di pilota di aliante”, come sta scritto sul modesto foglio A4. Ed oggi, come se anche il cielo volesse festeggiare con me l’evento, la giornata appare meravigliosa, serena e limpida. L’ideale per volare.
Non esito neanche un minuto, l’aeroclub è aperto durante tutta la settimana in questo inizio Agosto, e parto nel primissimo pomeriggio per Borgo San Lorenzo marinando l’ufficio con una scusa sentendomi come quando marinavo la scuola.
Le condizioni sono ottime, sono già quasi tutti in volo, mi dicono che anche un ASK6 è stratosferico, e noto l’ASK 13 parcheggiato sul piazzale davanti all’hangar in attesa di clienti. Penso: “non devo neanche aspettare, lo metto in linea e parto subito”.
Stefano è ancora a terra, sta meditando di andare in volo con il Libelle, io gli comunico l’intenzione di prendere il K13 e partire. Pochi minuti e siamo d’accordo, io vado da solo sul K13 e lui mi segue con il Libelle. Mi emoziona sentir dire: “Oggi non ti tira giù nessuno, gli alianti del Club sono tutti a terra”, e penso che se le condizioni sono davvero buone potrei anche fare un volo abbastanza lungo.
Metto in linea di volo l’aliante ed inizio i controlli, prima quelli interni, poi il classico giro d’ispezione, la prova dei comandi e delle superfici mobili. Mi ricordo di allacciare saldamente le cinture del posto di pilotaggio posteriore, non essendoci nessuno potrebbero incastrarsi nei comandi, non si sa mai.
Mi avvicino alla biga dove Giorgio mi dice:
“Ci stavamo chiedendo se hai i requisiti per volare”
al che rispondo: “Quali sarebbero i requisiti ? ”
“Sai, le ore minime, quando hai fatto l’ultimo volo, se hai fatto una ripresa recentemente”
“Mah, ho preso il brevetto ieri, ho dato l’esame a fine giugno ed ho volato altre volte con istruttore nel frattempo, dovrebbe bastare no?”
“Ah, allora va bene”, risponde con il suo marcatissimo accento emiliano.
Meno male! Francamente mi sembra così strano arrivare qui, saltare in aliante da solo e partire, dopo quasi due anni passati ad aspettare sempre qualcuno ed a raccomandarsi per poter volare. Si, è veramente strano, ma bello.
Parto spedito verso l’aliante, indosso il paracadute e aspetto che l’aereo traino atterri. C’è “Big Jim” Simone ai comandi, ma poi sento per radio: “Giacomo, mi dai il cambio ?”. Giacomo è atterrato da poco con l’aliante e mentre viene verso l’aereo ne approfitto per chiedergli dove è meglio andare, visto che è appena stato in volo e so bene quanta esperienza abbia della Valle del Mugello. Mi risponde con la sua tipica parlata Lucchese, un pò strascicata:
“Mah, là sul campo da Golf dopo Scarperia si saliva bene, ma anche sui costoni vedo che stanno su bene, magari vai sul Golf, poi quando hai fatto quota ti sposti”.
Penso tra me: “si, magari facessi quota, se non torno giù subito….”, poi rispondo:
“Ok, allora andiamo verso Scarperia”.
Il cielo è terso, pochissimi cumuli sulle montagne, le termiche sono tutte blu, e vanno trovate, non è l’ideale per me.
Stefano è venuto a farmi da assistente, poi decollerà anche lui. Prendo posto, allaccio le cinture e cerco di ricordare tutti i controlli pre-decollo. Sono stranamente calmo, non sento grande emozione ma sono consapevole di essere in preda ad una tranquilla incoscienza, certo delle mie capacità, sicuro che andrà tutto bene, niente da temere. Sono solo, ma è normale che lo sia, altrimenti il brevetto cosa l’ho preso a fare ? Ma non riesco a convincermi fino in fondo, e svolgo le operazioni in modo automatico, quasi non fossi io a farle ma fossi solo spettatore. Come non toccasse a me.
Chiudo la capottina, cavo agganciato, il traino si allinea, ho fatto anche la notifica di volo via radio: quelli “bravi” spesso se la scordano, tanto tutti quelli che si alternano alla biga sanno come si chiamano e lo scrivono sulla stralcio voli, ma a me ancora per nome e cognome non mi conosce quasi nessuno. Meglio che ci sia scritto bene il mio nome, non si sa mai, per i soccorsi.
C’è un leggero vento da sud, in asse pista, l’ideale per decollare. E la procedura di emergenza? Quasi me la scordavo, con il vento in faccia non c’è una direzione controvento dove virare se si rompe il cavo in decollo, contano di più gli ostacoli, quindi virata a sinistra, come sempre.
“Cavo teso aliante pronto al decollo”.
“I-AH più aliante decollano”
Via, si parte.
Resto sorpreso da quanto breve è la corsa prima che l’aliante si alzi da terra, avrò fatto neanche cinquanta metri, complice il vento in faccia e l’essere solo a bordo che rende l’aliante più leggero. Lo tengo basso fino a quando anche il traino non si stacca da terra, ormai con il K13 questo lo so fare bene, poi mi metto in posizione mirando il timone dell’L19 al centro dei tiranti.
Chiamo i 50 metri, quota di sicurezza per poter rientrare in pista se si rompe il cavo, penso che è lo stesso se invece di strillare a voce alta lo penso mentalmente, ma forse è perché mi sembra sempre di avere l’istruttore dietro le spalle, in fondo che ci sia o non ci sia non cambia niente, tanto anche se c’è non lo vedi, ma il sapere che c’è e che può tirarti fuori da ogni guaio ti rende pronto ad affrontare ogni situazione. Oggi mi sento pronto lo stesso, beata incoscienza.
Giacomo con un ampio giro prima verso nord e poi verso ovest mi porta su Scarperia, il traino è abbastanza tranquillo, meno male. Arrivati sul campo da Golf siamo precisi a 700 metri, l’esperienza di Giacomo nel trainare in modo da arrivare dove vuole esattamente alla quota di sgancio è sempre incredibile. Mi dice per radio “qui sembra buona”.
Mi accorgo che non ho neanche acceso il varioelettrico e provvedo subito, poi un occhiata a destra, ma mi rendo conto che l’ho fatto in modo automatico, senza guardare realmente se l’area è libera, e sgancio.
Viro a destra e ascolto il vario, sembra che il suono sia di una buona ascendenza, ma il volume è bassissimo. Provo ad alzarlo ma niente, poi ecco che il volume aumenta ma adesso il tono è grave da planata. Cerco di capire, il vario torna in salita, l’ago lo conferma, ma il volume diminuisce all’aumentare dell’ascendenza ed aumenta invece quando l’aliante sprofonda. Non avevo mai avuto questo problema, e maledico chi ha messo le mani sulle regolazioni del variometro.
Cerco di spostare qualche interruttore per vedere se cambia qualcosa e penso tra me “questo c… di variometro ho sempre detto di farmi spiegare a cosa servono tutti questi interruttori”.
Mi sono distratto troppo con il vario, sono già a 500 metri, l’anemometro segna 60-70 all’ora, cavolo come sono lento, a questa velocità dovrei sentire il pre-stallo, lo so che con una persona sola a bordo la velocità di stallo diminuisce, ma non credevo così tanto.
Comincio a puntare verso il campo, non si sa mai, finalmente il vario dopo vari tentativi e smanettamenti comincia a funzionare a dovere ed il volume è costante, ma purtroppo il suono grave indica sempre discendenza.
C’è qualcosa che non va, non so cosa, ma non mi sembra che le cose vadano come sono sempre andate. Ho quasi sempre volato su questo ASK13, ma oggi è diverso, non so perché, non riesco a tenere una velocità decente. Con l’ago dell’anemometro sul triangolo giallo mi sembra di avere un assetto troppo picchiato, strano.
Stefano intanto è decollato con il Libelle, lo vedo al traino e sento per radio che si fa portare verso le montagne, penso che avrei fatto bene anch’io ad andare sui costoni anziché infognarmi in pianura.
Cavolo, sono a 400 metri, ho bucato alla grande, che figura al primo volo, magari atterro e poi ridecollo andando sui costoni. Per fortuna a terra non c’è quasi nessuno.
Arrivo a 350 metri sull’Autodromo del Mugello, sto per chiamare via radio la prenotazione per l’atterraggio, quando sento il variometro animarsi. E’ la cava, la solita mitica cava del cantiere dell’alta velocità che tira sempre, lo dicono tutti, e forse da oggi lo posso dire anch’io.
Comincio a girare a destra, la termica sembra stabile, +2 , +3 metri al secondo, e riprendo quota rapidamente, ma è difficile tenere la velocità costante, e c’è comunque qualcosa che non va, cerco di non fissarmi sull’anemometro, mi regolo sull’orizzonte come mi hanno insegnato, ma quando guardo la velocità, caspita sono lentissimo! Mi trovo più volte a buttar giù la barra di colpo perchè l’anemometro segna 50 all’ora, come è possibile ? Che cavolo sto facendo?
Ma la termica è fortissima, e nonostante la velocità vada per conto suo continuo a salire, e in pochi minuti sono sopra i 1000 Mt. E’ decollato anche Nanni con il K21, ha fatto il suo solito show dello sgancio a 400 Mt, ma lo vedo spiralare poco lontano da me e sale come un dannato.
Sono a 1200, poi 1400. A questa quota la termica sembra esaurirsi, e mi accorgo anche di aver scarrocciato parecchio, ora sono a nord di Luco. Vedo il K21 che è già più in alto di me, penso alle migliori prestazioni del mezzo e mi consolo.
Guardo giù e vedo un aereo militare molto veloce a bassa quota, sta scollinando l’appennino verso sud, è sicuramente un jet, forse un AMX. Penso che è Martedì, di solito durante la settimana passano diversi voli militari dal Mugello. Chissà se mi ha visto.
Stefano mi chiama alla radio per chiedermi come va, con orgoglio rispondo “1400 a nord del campo”.
Faccio una virata panoramica per guardarmi intorno: lo spettacolo è magnifico, ci saranno più di 100 Km di visibilità da questa quota. Si vede la Pianura Padana, verso nord l’appennino con l’Abetone, il Corno alle Scale e le altre montagne del Pistoiese, il Monte Serra verso Pisa, poi a destra di Monte Morello si vede Prato con dietro il Montalbano ed indovino il profilo della Rocca di Carmignano: Casa. Mi scappa un pensiero alla moglie a casa, vorrei che mi vedesse ora.
Provo un senso di vertigine, un specie di ansia o paura; penso a dove mi trovo, un puntino a più di un chilometro da terra, dentro un bidone di tubi di ferro e tela con due ali, solo. Mi sento precario ed ho quasi paura a continuare la salita. E’ strano, non avevo mai provato questa sensazione, forse perché non ho mai volato da solo a questa quota. Penso che ci farò l’abitudine, e che è dovuto a tutta l’ansia che nonostante tutto provo e che cerco inutilmente di nascondere.
Metto prua sud ovest e aumento un pò la velocità per tornare verso il campo e vedere se riaggancio la termica, quando all’improvviso succede qualcosa: il rumore aumenta, il filo di lana è completamente sdraiato verso sinistra, i comandi diventano durissimi. Guardo l’anemometro, 100 all’ora, provo a centralizzare il filo ma non c’è verso, è il tipico rumore di quando l’aliante è in scivolata dritta, investito dal flusso d’aria lateralmente, ma non riesco in nessun modo a tenerlo dritto, i comandi sono durissimi e non ottengo niente.
Penso “Ecco, ci siamo, si è incastrato qualcosa, il timone è rimasto bloccato da una parte”, provo con i gomiti a sentire se i pedali del posto di pilotaggio posteriore sono liberi, ma arrivo solo a toccarli. Di voltarsi per guardare neanche a parlarne.
In due secondi scorro le possibilità: “che faccio, chiamo aiuto via radio ? un Mayday come nei film? Magari mi tocca buttarmi con il paracadute, cacchio… proprio al primo volo, finirò sui giornali. Ma non mi sembra di stare precipitando, forse anche se è sbandato riesco lo stesso a portarlo a terra, forza!”.
Allora è proprio vero, quando ci sentiamo in pericolo ci vengono in testa le cose più strane, e ti scorre davanti tutto come in un film.
Istintivamente tiro fuori i diruttori, il rumore del vento sulla fusoliera è fortissimo, l’anemometro segna sempre 100 all’ora, come è possibile ? Provo i pedali ma sono durissimi, anzi, ora capisco, il pedale sinistro è tutto a fondo corsa perché il timone è tutto bloccato a sinistra, e non riesco a rimetterlo al centro.
Passano i secondi, non so dire quanti, poi piano piano tutto si calma, i comandi riprendono efficienza, tiro dentro i diruttori, sono a 900 metri: caspita che caduta verticale.
Faccio qualche virata per saggiare i comandi, sembra tutto a posto. Tiro il fiato mentre continuo a girare inebetito anche senza una termica sotto e penso a cosa è successo. A questo punto un guasto ai comandi è da escludere, ora vanno bene, l’aliante risponde, leggo sull’anemometro 50 all’ora e capisco:
“Caspita, ma allora l’anemometro non funziona!!, quanto sono stupido, come ho fatto a non accorgermene prima, per questo tutto quel rumore, chissà a quanto stavo andando, imbecille!”. Si, ma questo non spiega perché volavo tutto sbandato.
Stefano mi richiama per dirmi di raggiungerlo sui costoni, e imbarazzato gli rispondo “No, credo di aver l’anemometro che non funziona bene, credo che andrò all’atterraggio”.
Intanto sono a 700 metri, tanta quota bruciata in pochi minuti, un disastro.
Che faccio, atterro o proseguo cercando di riagganciare la termica sulla cava ?
Penso: “ora che so che l’anemometro segna in difetto mi posso regolare, in fondo ho già volato una volta con gli strumenti coperti durante una lezione, e non ho avuto problemi”.
Punto verso la cava, e puntualmente ritrovo la termica di prima che ricomincia a tirarmi su. Inizio a girare a destra, ma mi rendo conto che il braccio mi fa un po’ male, e penso che devo imparare a girare le termiche anche a sinistra, quindi faccio un inversione e mi metto in spirale sinistra.
Questa termica è uno spettacolo, +3 fissi, ma sicuramente sono io che volo troppo veloce senza riferimenti e quindi perdo un sacco di efficienza.
Comunque torno a 1100 metri in pochissimo, e noto sempre il solito scarrocciamento verso nord-est, il vento da sud / sud-ovest deve essere fortino quassù. Sento Nanni per radio che annuncia i 2000 metri sul Falterona. Sono proprio un dilettante.
All’improvviso, mentre sono con prua sud-est riecco lo sbandamento, filo di lana a sinistra e forte rumore del vento sulla fusoliera. I comandi sono duri ma meno di prima, mi sforzo di pensare a cosa sta succedendo, metto giù il muso e scendo un pò, tutto si calma all’istante.
Ecco finalmente la risposta: “E’ un onda !!, Certo, deve essere un rimbalzo su Monte Morello o sulla Calvana, appena arrivo alla quota giusta entro nel getto, e prendendolo di fianco mi manda in derapata”. Magari non è proprio un onda, ma comunque un flusso d’aria molto forte ad una quota precisa. Beh, per me è un onda!
A questo punto ci voglio riprovare, ritrovo la mia termica sempre al solito punto, sono risceso a 800 metri, con questa velocità sballata faccio l’ascensore, meno male che la giornata è eccezionale, altrimenti tutti questi saliscendi con il cavolo li facevo.
Chiedo via radio a terra conferma della direzione del vento, anche se è inutile, mi dicono 230°, 5 nodi con raffiche a 12. Penso che a 1000 metri deve essere almeno il doppio, e in onda molto di più a giudicare dal rumore del vento.
Risalgo in termica, ancora spiralando a sinistra, ma il braccio mi fa un male cane e mi si stanno intorpidendo le dita, sono tesissimo. Provo ad allentare la presa sulla barra e a muovere un po’ le spalle, sono tutto un dolore, anche i talloni dei piedi mi bruciano, chissà perchè, forse le scarpe da running non sono l’ideale per pilotare, me ne devo ricordare.
Torno di nuovo sopra i 1000 metri, e puntualmente sul cielo campo ecco la botta di vento, questa volta ho già prua intorno 230° e cerco di prendere meglio la direzione tenendo il filo al centro. Il vario accenna a salire debolmente, guardo in basso e vedo che il terreno è quasi fermo.
“Caspita, sono in onda, non mi sembra vero”.
Per un attimo anche il rumore si placa, sembra tutto fermo, ma dura un secondo e poi il variometro torna a scendere, comunque con la prua al vento e la velocità tenuta bassa il terreno rimane praticamente fermo, il vento sarà a 70/80 all’ora.
Chiamo Stefano alla radio, non ce la faccio a non dirglielo, sono eccitatissimo:
“QT da OQ, Non ci crederai ma credo di essere in onda sul cielo campo”.
Purtroppo dura pochi istanti, il vario è in discesa, probabilmente sono nella parte discendente dell’onda, e chissà dov’è che sale, senza nuvole non si capisce niente, o forse è solo un normale volo contro un forte vento?. Forse chiedo troppo da questo primo volo ?
Decido di virare verso Bilancino per vedere se ora che ho capito qualcosa in più e risolto molti dei miei problemi, a parte la velocità, riesco a trovare la termica sul campo da Golf, che all’inizio del volo ho bucato alla grande.
Cerco di tenere una velocità da traversone a occhio, ma sto sprofondando, sono anche contro vento, e quando arrivo su Scarperia sono già a 600 metri. Della termica non c’è traccia, forse sui soliti capannoni della zona industriale più a sud, correggo la rotta ma dopo qualche secondo ecco il crampo allo stomaco: “Sei basso, non rischiare”. Lo so che sono a pochi chilometri dal campo, con questa quota non c’è teoricamente problema, ma c’è il vento e poi è almeno un ora e mezzo che sto per aria, forse è meglio darci un taglio, ci sarà tempo per prendere confidenza e anche qualche rischio in più, per oggi ne ho abbastanza.
Torno tranquillo verso il campo, intanto sento Nanni sul K21 che atterra verso nord sulla pista 04, anche se il vento è in coda. In effetti 5 nodi con un po’ di raffiche non dovrebbero essere un problema. Decido anch’io di atterrare sulla 04.
Chiamo la prenotazione, un giro solo e poi vado dritto in sottovento, tanto ho il vento in faccia e sicuramente smaltisco quota prima della base.
Al traverso della testata 04 sono ancora alto, continuo ancora un po’ e faccio la virata base sulla solita fattoria, come da manuale. In base tiro fuori mezzi diruttori, il vento mi avvicina un po’ alla pista di traverso, viro in finale e tiro fuori tutto.
Sento il vento che spinge e mi butta giù, è difficile regolare la discesa, tanto più che l’anemometro ho deciso proprio di non guardarlo per non farmi idee sbagliate, vado a occhio ma mi rendo conto che non vengo giù molto bene. Comunque sono in pista, è già qualcosa.
Al momento della richiamata sento la raffica, una pedatona dietro e il timone che vibra. Tenerlo su è impossibile e vado giù abbastanza duro. Mi vengono subito in mente le parole dell’ispettore dopo l’atterraggio del volo esame, neanche due mesi fa: “un atterraggio duro capita a tutti”, m questo è il secondo, e mi rendo conto che ci devo lavorare ancora molto per riuscire ad atterrare come si deve.
Quando è tutto fermo apro la capottina e respiro forte. Sono a terra, mi sento un misto fra un imbecille e un Superman, e l’adrenalina in circolo è ancora troppa.
Quando torno alla biga e vedo lo stralcio resto di stucco: decollo 14:20, atterraggio 16:18. Bastavano due minuti e facevo due ore di volo, sono stato uno stupido a non chiedere l’ora del decollo.
Ma va bene lo stesso, oggi ho imparato tante cose, ho vinto la paura, ho creduto di dover morire al primo volo per comandi bloccati e invece era solo vento forte, ed ho volato due ore con l’anemometro guasto, anche se ci ho messo almeno mezz’ora per capirlo.
Stefano è ancora in volo, provo a chiamarlo per radio ma non risponde, provo sulla frequenza alternativa ma niente. Decido di tornarmene a casa, felicissimo e orgoglioso di me stesso.
La sera, è impossibile prendere sonno. Rivedo tutto, riprovo tutte le emozioni e le sensazioni, sento la stessa ansia, la stessa vertigine. Alla fine a notte fonda mi addormento, ma è un continuo sognare di sprofondare, di cadere, il traino che ti tira giù, i comandi bloccati, mi sveglio in continuazione con il cuore a mille. Solo dopo i primi voli scuola mi era capitata la stessa cosa, allora sognavo di essere al traino, tirato da tutte le parti, impotente nel cercare di stare dietro a quel cavallo impazzito. Ora ci risiamo, evidentemente la mente ha bisogno di metabolizzare esperienze così forti rivivendole in sogno. Speriamo duri poco.
All’alba successiva, nel dormiveglia, ecco l’illuminazione:
“IL TRIM !!!”, mi sono scordato di regolare il trim, Dopo lo sgancio non ho trimmato, e per tutto il volo non mi sono neanche ricordato di avere un trim. Ho volato due ore e spiralato in termica con tutto il trim a picchiare come per il decollo! Ci credo che il braccio mi faceva male, come ho potuto essere così stupido? Mi dispero e mi alzo per lo sconforto.
Forse se l’anemometro avesse funzionato me ne sarei accorto subito, ma c’erano stati troppi problemi, all’inizio il variometro che non si sentiva, poi l’anemometro guasto, il vento forte, l’onda: troppe cose a cui pensare, qualcosa mi dovevo scordare per forza!. Chissà se avrò il coraggio di raccontarlo. E’ curioso che il cervello ci sia arrivato da solo, durante il sonno, dopo aver rianalizzato tutto per l’intera notte.
Questo primo volo è stato di grande insegnamento per me, sicuramente farò altri errori in futuro, magari peggiori o anche più stupidi, ma forse saprò almeno riconoscere subito quando l’anemometro non funziona, forse riconoscerò un vento forte al traverso che sbanda l’aliante senza pensare subito al peggio, e forse mi ricorderò di trimmare l’aliante quando il braccio comincia a duolermi, o magari anche prima.
Ma soprattutto mi ha insegnato che il cammino è appena agli inizi, che gli inconvenienti capitano, che l’emozione ti fa scordare anche le cose più basilari, e che questo meraviglioso sport chiede più attenzione di quella che fino ad ora credevo fosse sufficiente metterci.
Ieri pensavo di essere ad un punto di arrivo: ecco, ho il mio brevetto, sono un pilota. Ma oggi vedo le cose con più umiltà e più rispetto.
(Ogni riferimento a persone e cose è reale e voluto.)